Tassazione affitti: guida completa

Tassazione affitti: guida completa

Tassazione affitti, guida completa: tra cedolare secca, Irpef, imposta di registro e di bollo e tante altre scartoffie da gestire, gli affitti brevi presentano una normativa fiscale molto complicata da gestire! Ecco quì una breve guida con tutte le informazioni utili!

Irpef o cedolare secca, cosa scegliere?

In questa guida completa tassazione affitti, definiamo che per i contratti di locazione breve i locatori possono decidere di optare per la così detta cedolare secca. Questa imposta, pari al 21% del reddito derivante dalla locazione può essere utilizzata in sostituzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef). Evita anche le eventuali imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione. Nonostante l’aliquota minima dell’Irpef sia del 23%, più alta della cedolare secca, in caso di redditi molto bassi è conveniente sfruttare gli sgravi fiscali possibili con la tassazione delle persone fisiche. La scelta da fare a questo punto è basata sul reddito, se si dispone di un reddito alto è conveniente la cedolare secca, altrimenti conviene l’Irpef pagando l’imposta di registro e di bollo derivanti dalla registrazione del contratto.

Le imposte vengono pagate sul canone di locazione che viene versato dall’ospite al locatario. Di conseguenza bisogna capire quali voci sono comprese all’interno del canone. Un esempio possono essere le spese di pulizia; se sono comprese, anche queste vanno tassate insieme al canone. Lo stesso discorso vale per un’altra spesa molto comune nel mondo degli affitti brevi ovvero le commissioni dovute all’intermediario (Airbnb, Booking, Expedia).

La tassa di soggiorno, un altro obbligo per il locatore

A partire dal 14 marzo del 2011 è stato introdotto un contributo che i comuni capoluoghi di provincia o comunque di attrazione turistica possono richiedere agli ospiti delle strutture ricettive, presenti sul loro territorio. Questo contributo è la tassa di soggiorno; può avere un importo variabile fino a 5 euro (tranne nel comune di Roma dove arriva fino a 10). La media nazionale è di circa 2,50€ e non è obbligatorio, ovvero alcuni comuni possono tranquillamente non richiedere alcun importo agli ospiti. L’obbligo di pagare la tassa di soggiorno ricade sul locatore o sull’intermediario, i quali devono raccogliere i soldi degli ospiti e versarli al Comune.

Con il Decreto Crescita del 2019, ogni Comune potrà verificare in maniera autonoma e indipendente il versamento delle tasse di soggiorno.

Tassazione affitti

Le manovre contro l’evasione: il Codice identificativo 

Per combattere l’evasione fiscale nel mondo della tassazione degli affitti brevi, le Regioni hanno richiesto l’obbligo alle strutture ricettive di dotarsi di un codice identificativo. Per quanto riguarda la pubblicità, “la promozione e la commercializzazione dell’offerta delle strutture ricettive” di case e appartamenti per vacanze, “compresi gli alloggi o le porzioni di alloggi dati in locazione per finalità turistiche”. Il nome del codice cambia da Regione a Regione, ad esempio per la Sardegna è lo IUN (codice identificativo numerico), per la Lombardia è il CIR (codice identificativo di riferimento). Anche se il nome cambia, la finalità è la medesima: evitare la pubblicizzazione di strutture non conformi e di conseguenza evitare errori nella tassazione fiscale.

Guesthero, una guida completa alla tassazione degli affitti brevi

Con Guesthero, l’esperto degli affitti brevi, non ti devi preoccupare di nulla! La parte burocratica è la nostra priorità: dalla registrazione dell’immobile come casa vacanza, continuiamo con il pagamento di tutte le imposte dovute. Ci poniamo come sostituti d’imposta con la cedolare secca al 21% e ci occupiamo noi del pagamento delle tasse di soggiorno!

Con Guesthero non avrai nessuna preoccupazione, penseremo a tutto noi! Inizia subito a guadagnare contattandoci per la valutazione del tuo immobile!