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Tassa affitti brevi Airbnb: novità Tassa Airbnb

Tassa affitti brevi Airbnb 2017: le novità del maxi emendamento

Il primo giugno è stato approvato il maxi emendamento che tra diversi provvedimenti sancisce e conferma la “Tassa Airbnb” denominata così dai più modaioli. I tradizionali, conosceranno questa tassa con il nome più ordinario di Tassa affitti brevi o cedolare secca sugli affitti brevi. Questo emendamento ha apportato notevoli cambiamenti, introducendo delle novità importanti. Il provvedimento, ora al senato diventerà legge entro il 23 Giugno.
[n1related i=”0″]Con questa legge, non saranno solo i proprietari che affittano la propria casa per le vacanze ma anche chi esercita l’attività di B&B senza IVA, quindi anche gli intermediari, compresi i portali online come Airbnb, Wimdu, Homeaway e FlipKey sono costretti a condividere con l’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai contratti conclusi e trattenere le relative imposte, inoltre la tassa di soggiorno viene estesa anche agli affitti in case di tipo privato.

1. Tassa affitti brevi: Imposta di soggiorno

La prima novità, come anticipato precedentemente riguarda la riscossione della tassa di soggiorno. «Il soggetto che incassa il canone o il corrispettivo o interviene nel pagamento dei predetti compensi, è responsabile del pagamento dell’imposta di soggiorno e del contributo di soggiorno, nonché degli ulteriori adempimenti previsti dalla legge e dal regolamento comunale». Homeaway, Airbnb o chi svolge il ruolo di intermediario si deve occupare di riscuotere la tassa di soggiorno e di versarla al Comune in questione.
Se sei interessato ai prezzi della tassa di soggiorno abbiamo approfondito questo argomento con un focus su numerose città italiane comprese Verona, Padova e Milano.
Probabilmente questo non sarà l’unico compito che dovranno svolgere, insieme al versamento della tassa, gli intermediari dovranno occuparsi di comunicare anche i nominativi delle persone che usufruiscono dell’immobile alla questura.

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2. Tassa affitti brevi: cedolare secca sul canone di locazione

La seconda novità, come anticipato precedentemente riguarda l’obbligo di trattenere la cedolare secca, quindi il 21% del costo totale del soggiorno. Di questo obbligo non sono esenti i residenti all’estero e le società con sede all’estero. Anche le società non residenti in Italia dunque potranno adempiere all’obbligo di trattenere la cedolare secca e quindi pagare la tassa affitti brevi in modo molto semplice: nominando un rappresentante che si occuperà di trattenere la cedolare secca al posto loro ogni volta che verrà prenotato un appartamento o una stanza sul loro portale.. Nel dettaglio, la cedolare secca include in un’unica aliquota:

  • l’Irpef sull’immobile;
  • le addizionali comunali e regionali Irpef;
  • l’imposte di bollo,
  • l’imposta di registro.

3. Tassa affitti brevi: Svelamento delle dimensioni del mercato Airbnb

La terza novità, infine, riguarda il rivelare tutti i contratti sottoscritti dalle piattaforme e dagli intermediari. Dunque le piattaforme e i soggetti che gestiscono queste transazioni con i privati, devono fornire i «dati relativi ai contratti sottoscritti per il loro tramite». In pratica questa pratica consisterebbe in una disclosure in merito alle dimensione reali del mercato Airbnb che potrebbe sembrare contraria al segreto di ciascun business. Questo punto è particolarmente critico perchè potrebbe rivelare tutto il sommerso che in Italia c’è riguardo gli affitti a breve termine e all’elusione fiscale.

4. La sostenibilità della tassa per Airbnb: questione di tempo e privacy

Airbnb, in prima battuta sottolinea l’impraticabilità di questo manovra da un punto di vista tecnico. Infatti se paradossalmente ogni città, riguardo alla Tassa di Soggiorno ha un listino prezzi specifico a seconda delle strutture ricettive, l’obbligo per Airbnb di incassare e versare questa tassa sarebbe un lavoro che richiederebbe un enorme investimento di risorse, ma sopratutto di tempo, proprio perchè la legislazione in merito alla tassa di soggiorno è locale.
In seconda battuta, Airbnb sottolinea l’insostenibilità del rivelare tutti i dati dei contratti. Questo risulterebbe in un enorme problema di privacy così come sostenuto anche dalla Commissione Europea. Gli obiettivi dell’agenda digitale europea hanno come priorità la creazione di un mercato unico europeo, e quindi la semplificazione dei processi con normative sovranazionali e il più integrate possibile. Questa normativa, va in direzione contraria agli obiettivi dell’Unione Europea e anche il Parlamento Europeo ha chiesto di «evitare i rischi di frammentazione del Mercato Unico che deriverebbero da normative nazionali e locali diverse».
Ahimè, il 23 Giugno 2017, la manovra diventerà legge e per la Commissione Europea si tratterà di una profezia autoverificantesi.

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Bisogno di aiuto?

La tassa sugli affitti brevi si applica ai soggiorni inferiori ai 30 giorni per tutti i contratti in cui figurerà come oggetto il godimento dell’immobile. Se sei un proprietario di casa e affitti il tuo appartamento a breve termine e vuoi sapere come questa tassa impatterà sulla gestione del tuo appartamento contattaci a info@guesthero.com per ulteriori informazioni o chiarimenti in merito.

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