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Come affittare una stanza: 5 cose da sapere

Per chi vuole guadagnare soldi extra mettendo a reddito immobili può pensare anche di affittare una parte della casa: è una procedura prevista dalla legge quella di affittare per brevi periodi case vacanze, appartamenti. Ecco le cose da sapere su come affittare una stanza della propria abitazione.
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Come affittare una stanza?

Una pratica che si sta diffondendo sempre di più in città è quella dell’affitto di una singola stanza di un immobile: è completamente legale. Ma bisogna prestare attenzione alla normativa vigente, per non incorrere nel rischio di sanzioni amministrative e problemi con la giustizia.

Cosa non deve assolutamente mancare quando si decide di mettere in affitto una stanza? Ovviamente il contratto. Come accade per le locazioni di immobili in maniera tradizionale, infatti, anche l’affitto di una singola stanza dev’essere assoggettato a un regolare contratto. Oltre a quelle tradizionali di locazione, contratto libero (quindi 4+4) e a canone concordato (3+2), esistono anche le locazioni temporanee con i contratti transitori e per studenti.

La scelta della tipologia di contratto è indifferente nell’ottica della legalità della pratica, regolamentata dalla legge n.431 del 9/12/98 e dall’articolo 1571 del Codice Civile. La presenza del contratto di affitto è funzionale alla limitazione del fenomeno dell’evasione fiscale.

Tipologia di contratti per affittare una stanza

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Contratto libero

La soluzione standard per le locazioni è rappresentata dal cosiddetto contratto libero e, come dice il nome stesso, lascia alle parti la massima autonomia di decisione per quanto concerne contenuti e costi. L’unico vincolo è quello della durata, che dev’essere di minimo 4 anni e che si rinnova di altri 4 in modo automatico previa comunicazione differente.  Sia il titolare del contratto sia il proprietario dell’immobile possono effettuare la comunicazione di disdetta.

Contratto a canone concordato

Più recentemente è stata introdotta una nuova soluzione contrattuale: il canone concordato, il quale prevede alcune differenze rispetto al contratto libero. La durata è la prima: per legge, deve avere una scadenza minima a 3 anni dalla stipula e si rinnova per altri 2 a meno di comunicazioni differenti.

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Tuttavia, a differenza del contratto libero, questo non lascia massima autonomia alle parti: i termini vengono stabiliti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative delle parti, quindi dei proprietari e dei locatori, e sono depositati presso i singoli comuni. Gli accordi delle associazioni rappresentanti delle parti stabiliscono il canone e la rescissione, esse non presente nel contratto libero, mediante la quale in caso di disdetta illegittima da parte del locatore, il conduttore può far valere il diritto di ottenere un risarcimento in misura non inferiore a 36 mensilità da riferirsi al canone pagato.

Contratto transitorio

Con l’espansione della sharing economy, la formula contrattuale che pone meno vincoli a entrambe le parti è quella del contratto transitorio. Dal punto di vista della durata, prevede un minimo di 1 mese e un massimo di 18 mesi e non sono previsti rinnovi automatici, se non mediante stipula di un nuovo contratto. I vincoli temporali possono essere giustificati tramite documentazioni da allegare al contratto di locazione, sia da una parte che dall’altra.

Per esempio, il conduttore che necessita di un alloggio per far fronte alle esigenze lavorative di un contratto a tempo determinato, può far valere la sua esigenza. Il locatore che desidera affittare la stanza solamente per un periodo stabilito, che per esempio corrisponde al periodo di permanenza di un figlio all’estero, può farlo presente durante la stipulazione. Anche i contratti transitori devono essere redatti per iscritto e devono essere registrati, al pari di quelli a canone concordato e liberi.

Contratto per universitari

A differenza degli altri contratti, che non prevedono dei limiti territoriali per la loro applicazione e validità, questo ha la caratteristica che può essere registrato soltanto nei comuni in cui esistono sedi universitarie. Questa tipologia di contratto è finalizzata a rispondere alle particolari esigenze degli studenti fuori sede. La durata varia da un minimo di 6 mesi e fino a 36 mesi e, salvo disdetta, si rinnova in automatico.

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Quali sono le modalità di registrazione?

Se la locazione riguardante la singola stanza di un immobile supera la durata di 30 giorni, il contratto dev’essere obbligatoriamente registrato; sia per evitare di incorrere in sanzioni amministrative e controlli fiscali, è utile anche per usufruire di agevolazioni, come i contributi comunali e le detrazioni fiscali.

Registrare un contratto di locazione non è un lungo: oggi non è più necessario recarsi obbligatoriamente presso la sede dell’Agenzia delle Entrate, ma si può procedere anche per via telematica. In entrambi i casi, è previsto il pagamento dell’imposta di registro, che per legge dev’essere pari al 2% della somma dei canoni mensili nei 12 mesi e che, comunque, non può mai essere inferiore a 67 euro.

L’alternativa è l’applicazione della cedolare secca.

Come preparare una stanza da affittare?

Prima di affittare una stanza è bene ripulirla da cima a fondo e togliere tutto quello che non serve ai futuri ospiti, come oggetti di valore,  oppure soprammobili inutili. Fondamentale controllare che funzionino tutte le luci, quindi verificare se ci sono lampadine bruciate. Questi controlli consentono di essere sicuri che gli ospiti che arriveranno non incontreranno problemi.

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Arredamento

Sapete come valorizzare la vostra stanza in affitto? Fate trovare agli ospiti un letto comodo, con cuscini, lenzuola e coperte. Predisponete uno spazio dedicato allo studio/lavoro con una scrivania o tavolo d’appoggio che permetterà di usare comodamente computer o altri strumenti. All’interno della stanza non deve poi mancare un armadio dove l’ospite potrà lasciare i suoi vestiti e le sue cose e un comodino vicino al letto. Usate gli accessori come tappeto, portapenne ecc. per personalizzarlo.

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