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Codice identificativo agenzia delle entrate: affitti brevi

Codice identificativo agenzia delle entrate: affitti brevi. Con le modifiche introdotte dal Decreto crescita, a partire dalla seconda metà del 2019, entreranno in vigore diverse novità per quanto riguarda gli obblighi di trasparenza per gli affitti brevi. Queste modifiche legislative servono per combattere il turismo abusivo e di conseguenza regolamentare un mercato in forte crescita come quello delle locazioni brevi.

Cos’è il codice identificativo?

Per combattere il turismo abusivo, gli annunci online presenti sulle diverse OTA (online travel agency) come Booking o Airbnb, saranno caratterizzati da una sorta di bollino qualità. Questo bollino è rappresentato dal codice identificativo di struttura. L’Agenzia delle Entrate, grazie a questo obbligo, avrà a disposizione una banca dati con tutte le informazioni sulla struttura e sul proprietario. In questo modo potrà svolgere senza problemi i controlli sulle strutture ricettive per affitti brevi e combattere l’abusivismo. Nonostante sia possibile utilizzare come regime fiscale la cedolare secca al 21%, molti continuano ad utilizzare la tassazione classica per comunicare meno dati. Il codice identificativo garantirà una concorrenza leale e trasparente permettendo ai locatori di sfruttare il trend crescente degli affitti brevi.

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Un quadro di riferimento sulle sanzioni

Con le modifiche del Decreto crescita, entrerà in vigore l’obbligo del codice identificativo per tutti gli annunci online. Le strutture che non saranno dotate del “bollino” saranno soggette a pesanti sanzioni pecuniarie per importi variabili tra i 500 e i 5000 euro le quali raddoppieranno se il comportamento verrà reiterato.  Le prime Regioni ad aver adottato queste disposizioni per ora sono Lombardia e Toscana, ma entro settembre tutte le regioni dovranno adeguarsi all’obbligo del bollino di qualità. Nonostante i vantaggi illustrati, i pareri su questi provvedimenti sono tra di loro discordanti. Tra i sostenitori ci sono la FederAlberghi, ma anche i grandi gruppi che gestiscono immobili in affitto, i quali sono convinti che con tali manovre si ridurrà il numero di evasori a vantaggio di una concorrenza leale. La Confedilizia invece è meno propensa ad accettare tali cambiamenti, in quanto sono più di 32 milioni i proprietari che sarebbero soggetti a tale adempimento, poiché non esiste in Italia la categoria “immobili destinati agli affitti brevi”.

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Ulteriori normative sulle tasse di soggiorno

La tassa di soggiorno rappresenta un obbligo per i proprietari di casa. Questi devono raccogliere gli importi ad personam e versarli al Comune il 15 del mese successivo alla fine del soggiorno dell’ospite. Gli importi sono variabili da Comune a Comune, raggiungendo una media nazionale di circa 2,50€.

Con le nuove modifiche i Comuni potranno direttamente verificare e in maniera autonoma le informazioni relative ai versamenti delle tasse di soggiorno. Da considerarsi responsabili in solido del versamento al Comune sono anche gli intermediari come Booking ed Airbnb.

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