Airbnb tasse e controlli fiscali sugli affitti brevi - Guesthero

Airbnb tasse e controlli fiscali sugli affitti brevi

La questione delle tasse e dei controlli fiscali su Airbnb è sempre calda. Recentemente sono state introdotte nuove norme in merito ai controlli fiscali sugli affitti brevi, compresi quelli prenotati tramite i portali OTA, online travel agency, come Airbnb. Affittare casa può essere un’attività entusiasmante ma comporta di seguire una serie di regole precise per evitare di incorre in sanzioni o multe.

E’ molto importante che i proprietari che decidono di affittare a breve termine siano a conoscenza delle normative vigenti, per avere la massima tranquillità ed essere sempre in regola. Andiamo di seguito ad analizzare gli obblighi in capo ai proprietari di casa che operano nel business degli affitti brevi e le novità in merito alle normative, tra cui il Decreto Crescita.

Tasse Airbnb: obblighi proprietario casa vacanze

Riepiloghiamo. Quali sono gli obblighi dei proprietari in materia di tasse su Airbnb? Sugli affitti brevi dal dicembre 2018 esiste l’obbligo per i proprietari di casa in affitto breve di inviare alla Questura le informazioni e i dati personali degli inquilini che alloggiano nell’appartamento. Questo obbligo deve essere effettuato entro le 24 ore successive all’arrivo degli ospiti. Qualora l’affitto duri meno delle 24 ore, la comunicazione deve essere effettuata nell’immediato.

Con l’introduzione del Decreto Crescita i dati comunicati dai locatori alla Polizia di Stato saranno forniti all’Agenzia delle Entrate dal ministero dell’Interno, chiaramente lasciandoli in forma anonima. Il Fisco li utilizzerà per verificare che sia stato effettuato il pagamento delle imposte e li comunicherà ai Comuni che potranno verificare il versamento dell’imposta di soggiorno.

La nuova disciplina obbliga gli intermediari, ovvero le piattaforme OTA, come ad esempio Airbnb, Homeaway, Booking o Wimdu, a comunicare i contratti conclusi tramite il loro operato, oltre che ad operare una ritenuta del 21%, sostituendosi al proprietario dell’appartamento affittato. Tutti questi obblighi valgono laddove gli intermediari intervengano nella conclusione del contratto o i viaggiatori effettuino presso di loro il pagamento dei corrispettivi del soggiorno breve. L’intermediario ha quindi la responsabilità di riscuotere la ritenuta fiscale e versarla nelle casse dello Stato.

Tasse Airbnb e affitti brevi: Decreto Crescita

Per contrastare il fenomeno degli “affitti brevi in nero” soprattutto nel periodo estivo è stata creata una banca dati delle strutture ricettive e delle case vacanze: ogni struttura è infatti dotata di un codice e il proprietario, deve comunicarlo alla banca dati, quando gli ospiti la affittano. Lo stesso codice viene utilizzato anche dai gestori di portali internet OTA e dagli agenti immobiliari, questa misura dovrebbe minimizzare il rischio di evasione fiscale.

Come funziona il il database di codici identificativi? A tutte le strutture e gli immobili atti alla locazione breve, saranno associati dei codici identificativi unici da utilizzare negli annunci, dal quale il Fisco potrà evincere tipologia della casa vacanze, caratteristiche, ubicazione e proprietario. Tutte queste informazioni contenute nella banca dati si potranno trovare anche sito del Ministero delle politiche agricole e del turismo. Per coloro che non si adeguano alle normative sono previste sanzioni da 500 a 5mila euro, che possono raggiungere un livello più elevato, in caso colui che ha l’obbligo perseveri. Questo Decreto vuole contrastare l’evasione che ogni anno affligge le casse dello stato.

Guesthero: gestione affitti brevi

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