Affitti brevi Evasione Fiscale: cosa cambia con Decreto Crescita

Affitti brevi Evasione Fiscale: cosa cambia con Decreto Crescita

Affitti brevi evasione- Occuparsi di affitti brevi è una attività entusiasmante e gratificante che permette di avere delle recensioni positive dagli ospiti. Ma il proprietario di casa deve anche attenersi a una serie di normative fiscali, che lo obbligano al versamento della cedolare secca nelle casse dello Stato. Nonostante gli obblighi, moltissimi sono coloro che hanno evaso nello scorso anno, con danni all’economia dell’Italia. Ecco il perché della recente introduzione di un Decreto Crescita, a prova di furbetti evasori.

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Affitti brevi: evasione fiscale 

Nel 2018 le entrate fiscali erano previste per circa 140 milioni di gettito. Nella realtà dei fatti solo un terzo di queste sono entrate nelle casse dello Stato. Proprio per tale motivazione, per porre fine all’era dei furbetti, è stato introdotto il decreto Anti-evasione.

affitti brevi evasione

Ma come scovare questi evasori? Per individuare chi non paga la tassa degli affitti brevi, il Fisco, seguendo il decreto crescita, accedendo alla banca dati Alloggiati web. I proprietari che affittano su app e siti OTA, online travel agency, sono tenuti a comunicare le generalità degli ospiti entro le 24 ore successive all’arrivo. L’agenzia delle Entrate utilizzerà tutte questi dati e informazioni per controllare l’effettivo rispetto degli adempimenti fiscali. Incrociando i dati con le dichiarazioni dei redditi e il pagamento della cedolare.

Tutte queste informazioni entreranno a far parte di una banca dati, con i codici dei vari appartamenti, in modo che possa essere chiaramente identificato chi non abbia portato a termine i propri adempimenti.

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La banca dati di tutte le strutture ricettive, che entrerà in vigore da agosto, prevede l’introduzione dell’obbligo di un bollino di qualità e una stretta sulla tassa prevista per il soggiorno degli ospiti. Nella banca dati saranno inseriti anche degli immobili destinati agli affitti brevi in Italia. Ad ogni struttura o appartamento per affitti brevi verrà assegnato un codice identificativo che dovrà per obbligo essere presente sugli annunci pubblicati sulle piattaforme on line OTA e i dati saranno comunicati automaticamente all’Agenzia delle entrate, favorendo i controlli effettuati dal Fisco. In assenza del codice non si potranno pubblicare le offerte di affitto, pena sanzioni da 500 a 5.000 euro per annuncio a carico del portale.

Le manovre ANTI-Evasione: Codice identificativo 

Per combattere l’evasione fiscale che affligge il mondo degli affitti brevi, le Regioni hanno richiesto l’obbligo alle strutture ricettive di dotarsi di un codice identificativo. Esso è utile per quanto riguarda la promozione e la commercializzazione dell’offerta delle strutture ricettive, tra cui le case vacanze per affitti brevi. Il nome del codice cambia da Regione a Regione, ad esempio quello in Lombardia è il CIR (Codice identificativo di riferimento), in Sardegna è lo CIN (codice identificativo numerico), per la Puglia è il CIS (codice identificativo di struttura). Anche se il nome cambia, quello che resta invariata è la finalità: evitare errori nella tassazione fiscale e ridurre il numero di evasioni, con un beneficio economico per l’Italia.

Guesthero

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