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Short rent: portali di prenotazione online

Quando si vuol mettere in affitto un appartamento per brevi periodi, short rent, una delle scelte più importanti da fare è decidere su quali canali posizionare il proprio annuncio per farsi trovare più facilmente dai potenziali ospiti.

Navigando in rete, però, ci si rende subito conto di quanto vasta sia l’offerta di marketplace di affitti brevi: si va dal colosso Booking.com alla star del momento Airbnb, passando per Homeaway, Flipkey, Wimdu, Roomorama, etc… fino ad arrivare a portali più di nicchia, come ad esempio Misterbnb che si rivolge ad un pubblico soprattutto omossessuale. Ognuno di questi portali ha le proprie regole, le sue procedure, precise dinamiche e specifiche commissioni che il proprietario di casa dovrà conoscere perfettamente onde evitare di incappare in qualche brutta sorpresa.

Prenotazioni Airbnb e Booking

Un’analisi ad hoc la meritano due portali decisamente agli antipodi. Tra quelli che a nostro avviso funzionano meglio nel mercato dello short rent: Booking.com e Airbnb. Vi spieghiamo il perchè.

Innanzitutto la percentuale di commissione: Booking chiede minimo il 15% solo ed esclusivamente all’host e nulla agli ospiti che prenotano, mentre Airbnb esige il 3% dall’host e ben il 12% dal guest offrendo uno stimolo non indifferente per sollecitare l’ingresso sul mercato di sempre nuovi appartamenti.

La scelta di chi entra in casa: Airbnb permette di scegliersi gli ospiti, accettando o rifiutando le richieste, con possibilità di conoscersi prima di prenotare e capire se chi abbiamo di fronte è persona di cui ci possiamo fidare. Con Booking questo non è assolutamente possibile: chiunque può prenotare direttamente senza passare dal via e gli host non hanno la minima idea di chi gli capiterà in casa fino al giorno del check in, ammesso che si presentino.

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Pagamenti e short rent

La gestione dei pagamenti nella short rent: Airbnb prende in carico i pagamenti e il giorno dopo il check in trasferisce gli importi (al netto della sua commissione) direttamente al proprietario di casa, che così è tranquillo del fatto che chi arriva ha già pagato il dovuto e se cancella pagherà la penale stabilita.

Con Booking invece la cosa è più complessa. Se hai un POS puoi chiedere agli ospiti i dati della loro carta di credito per garantirti il pagamento ed eventualmente la penale in caso di cancellazione o mancata presentazione. Siccome la maggior parte dei proprietari di casa non ha partita iva, avere un POS fisico è impossibile. A questo punto, se gli ospiti non fanno un bonifico prima di arrivare (cosa abbastanza rara), non rimane che aspettare che arrivino a casa e farsi pagare in cash. Ma se cancellano o non si presentano? Il proprietario rimane a bocca asciutta, perché, non avendo incassato alcuna caparra, non riuscirà ad esigere nessuna penale.

Recensioni

Il sistema delle recensioni: su Airbnb il diritto di esprimere una valutazione circa la propria esperienza è garantito ad entrambi, host e guest. Le recensioni sono poi visibili da tutti nel profilo di ciascun utente. Con Booking invece questo diritto è solo degli ospiti, che talvolta possono mettere voti senza alcuna spiegazione.

In sintesi, entrambi i portali sono capaci di generare un ottimo flusso di prenotazioni, ma con dinamiche e logiche sostanzialmente diverse. Totalmente guest oriented Airbnb, molto più host oriented Booking. Quale dei due è meglio? Dipende da quanto volete mettervi in gioco, e soprattutto dal tempo che potete investire. In alternativa, è consigliabile affidarsi a società specializzate nella gestione di affitti brevi, come la società milanese Guesthero, al fine di facilitare l’accoglienza degli ospiti e la gestione dell’appartamento in affitto.

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